
Il Comune di Roccavignale cerca un gestore per il «Bar del cuore», nell’area della panchina gigante. Ma il vero salto di qualità da un punto di vista turistico-attrattivo si avrà il prossimo anno con «Il volo dell’angelo». Per quanto concerne il chiosco mobile a servizio dell’area del «Girogrande», con la panchina gigante e quella del cuore, nonché l’area picnic, le domande dovranno pervenire entro il 16 maggio.
Spiega il sindaco Amedeo Fracchia: «In un’ottica di promozione dell’area intendiamo dotarla, in via temporanea, di un’attività di street food e somministrazione bevande. L’iniziativa è quindi rivolta ad operatori commerciali, imprenditori agricoli e addetti alla somministrazione. Le utenze saranno a totale carico dell'esercente, il quale dovrà inoltre versare al Comune la somma forfettaria di 500 euro per l'occupazione del suolo pubblico». Ma dal punto di vista turistico la vera svolta sarà il prossimo anno, con il «Volo dell’angelo», tecnicamente una «zip lane» che consentirà di «volare» ad oltre 100 km l’ora, imbragati ad un cavo d’acciaio lungo i 1300 metri che separano località Poggio, appunto poco dopo l’area della panchina gigante, ai laghetti dei Dolmen. Una scarica di adrenalina, per una picchiata ad un’altezza che varierà dai 60 ai 5 metri dal suolo.
Conferma Fracchia: «Abbiamo progetto e già tutte le autorizzazioni (costo finora affrontato 50 mila euro). Per realizzare l’attrazione serviranno ulteriori 400 mila euro, e auspichiamo, ma siamo ottimisti in tal senso dopo vari confronti, di poter accedere ai finanziamenti regionali (80% Regione e 20% Comune), in modo da poterla realizzare entro la prossima primavera. Abbiamo già messo a bilancio il denaro per realizzare una struttura ricettiva a supporto, uno chalet in legno che realizzeremo questo autunno».

I vini di RoccaVinealis a Roccavignale
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di Milena Ferrari
È stata l’idea di tornare a coltivare la vite a Roccavignale che ha messo in moto quatto amici imprenditori – Amedeo Fracchia, Davide Bosio, Paolo Anelli e Stefano Perugini – che sei anni fa hanno dato vita alla società agricola RoccaVinealis.
Sembrerebbe quasi che il piccolo comune in provincia di Savona, nel pieno rispetto del proprio nome, abbia suggerito ai quattro amici di cimentarsi in questa avventura riportandolo agli antichi fasti. Contraddistinto da pendii rocciosi, Roccavignale racconta di un passato legato ad una fiorente coltivazione di vitigni nonostante le asperità del territorio e le conseguenti difficoltà a domarlo.
Nella primavera del 2016 i quatto amici raccolgono coraggiosamente il suggerimento e, con appassionato spirito imprenditoriale, concretizzano il loro progetto ambizioso fondando la società agricola che attualmente si occupa di tre ettari di vigneto in località Broda con oltre 20.000 piantine a dimora tra Granaccia, Vermentino e Scimiscià. Dopo la prima vendemmia, quella del 2019, vengono realizzate oltre mille bottiglie di Granaccia arrivando ad elaborarne otto volte tanto l’anno seguente.
Sul finire del 2020 viene acquistato un capannone di 400 mq in località Valzemola. L’immobile, dopo i lavori di ristrutturazione, è stato adibito a cantina con l’acquisto dei serbatoi, della pressa, della deraspatrice oltre alle attrezzature per la vinificazione e alla barricaia con le botti in legno.

Tre le attuali etichette elaborate dalla giovane ma promettente realtà vitivinicola. Il vitigno principe è la Granaccia da cui si ricavano un rosso, una riserva e un rosato. I due rossi Gublòt e Drü prendono il nome dal territorio mentre il rosato La Rebecca nasce come omaggio alla figlia del socio Davide che veniva al mondo quando questa affascinante avventura aveva inizio. Gublòt significa bicchiere nel vecchio dialetto di Roccavignale. Drü – la riserva barricata – vuole dire, invece, forte e prende spunto dal soprannome del nonno di uno dei proprietari dei terreni dove ha sede il vigneto.
Società Agricola RoccaVinealis
Moderne tecnologie e tecniche antiche, macchinari all’avanguardia e trucchi dei vecchi contadini. E poi lavoro, cura, sudore.
Su 6 ettari di terreno complessivamente recintati, ne coltiviamo circa 3; abbiamo messo a dimora oltre 20.000 piantine tra Granaccia, Vermentino e Scimiscià. Nel 2020 le bottiglie sono state circa 8.000. Nel 2021, invece, la vendemmia ha consentito di mettere in cantina 7.300 litri di Gublót, 2.500 litri di riserva e 2.200 del nuovo rosé. I nostri vini sono il Gublòt e il Drü e prendono il nome dal territorio. Gublòt nel “parlè balurd”, ossia il vecchio dialetto di Roccavignale, significa bicchiere; Drü invece è il nostro vino barricato, vuole dire forte, e deriva dal soprannome del nonno di uno dei proprietari dei terreni che ha subito creduto in questo progetto.
Cantina | Roccavinealis